Perché investire in un fondo pensione

In un precedente articolo ho già raccontato come, dagli anni 70 ad oggi, il sistema pensionistico Italiano sia profondamente cambiato.

Dal passaggio al sistema contributivo, ovvero in proporzione ai contributi versati, le retribuzioni pensionistiche attese si prospettano più basse, e di molto, rispetto quelle percepite dalle generazioni precedenti. 

In questo articolo non voglio soffermarmi sul perché è opportuno cominciare a crearsi una pensione alternativa, ma su come investire in un fondo di pensione complementare possa essere un investimento a lungo termine vantaggioso anche paragonato ad altre fonti di investimento.

Che cos’è la previdenza complementare?

La previdenza complementare è nata con lo scopo di integrare la previdenza base in modo da assicurarsi, per il futuro, una retribuzione pensionistica adeguata. 

Aderire alla previdenza complementare, significa accantonare una parte dei propri risparmi e investirli in appositi fondi pensionistici.

Per i lavoratori dipendenti c’è la possibilità di ottenere un contributo aggiuntivo da parte del datore di lavoro e destinare anche il proprio Trattamento di Fine Rapporto (TFR). In alternativa il TFR andrebbe al fondo di garanzia dell’INPS rivalutato ad un tasso dell’1,5% annuo + il 75% della variazione dell’inflazione.

Al pensionamento verrà riconosciuto dal fondo pensione il valore delle somme accumulate, rivalutate degli interessi maturati, sotto forma di rendita vitalizia con un’erogazione mensile.

È possibile ottenere un anticipo di una parte dei fondi accumulati prima del pensionamento in determinati condizioni, quali spese sanitarie, acquisto e\o ristrutturazione della prima casa. 

Vantaggi della previdenza complementare.

Perchè scegliere di versare i propri risparmi mensili in un fondo pensione e non investirli autonomamente in altre forme di investimento?

Sia che si parli di liberi professionisti o di lavoratori dipendenti, i versamenti in fondi pensione complementare possono essere portati in deduzione fino a 5.164,57 euro all’anno.

Il meccanismo della deduzione riduce l’imponibile fiscale regalando uno “sconto” sulle tasse che va dal 23% al 43% di quanto versato. Cioè, per ogni 100€ versato, una cifra che va da 23€ a 43€ è versata dallo stato. 

Scaglioni e aliquote IRPEF

Per i lavoratori dipendenti c’è un incentivo in più nel caso si aderisce ad un fondo di comparto. Nei diversi contratti collettivi del lavoro è previsto una contribuzione aggiuntiva da parte del datore di lavoro.

Questo contributo, in genere tra l’1% e il 2% del reddito lordo, si aggiunge a quelli versati ed insieme concorrono al raggiungimento del limite di deducibilità di 5164,57€. 

Esempio di calcolo reale

Proviamo a capire l’effettivo vantaggio nell’investire in un fondo pensione seguendo un esempio reale.

Carlo ha 27 anni ed  è stato assunto a tempo indeterminato in un industria che opera nel settore Metalmeccanico con uno reddito annuo lordo di 26.000€. Consapevole che la sua pensione non sarà altissima e desideroso di investire nel lungo termine, decide di mettere da parte 100€ al mese e investirli.

Se decidesse di investire nel fondo pensione, il datore di lavoro contribuirebbe con un ulteriore 1,25% della sua RAL pari a 27€ al mese. 

Il fondo Cometa dalla sua creazione nel 2005 ad oggi ha reso, nel comparto più esposto nell’azionario chiamato “crescita”, circa il 5% annuo. Supponiamo di riuscire a mantenere questo tasso di interesse per tutto il periodo lavorativo. 

Per effetto del contributo e la deduzione, per ogni 100€ netti che escono dal portafoglio di Carlo, si aggiungono 27€ come contributi aggiuntivi e altri 27€ come sconto fiscale. Nel caso di Carlo, il massimale IRPEF per la sua RAL èdel 27%.

Mensilmente Carlo, per ogni 100€ investiti realmente, otterrà senza colpo ferire altri 54€ per un totale di 154€ investiti mensilmente!

Alla fine della sua carriera lavorativa, avrà accantonato nel fondo pensione circa 180.000€, di cui solo 48.000€ dai suoi versamenti.

Il capitale dopo 40 anni se si sceglie di investire in un fondo pensione

La rendita vitalizia spettante si calcola in base all’aspettativa di vita restante al momento del pensionamento.

Ad oggi, per il pensionamento a 67 anni, il coefficiente di trasformazione previsto è pari al 5,7% di quanto accumulato. Nel nostro esempio avremmo maturato il diritto di una pensione complementare pari a 10.203€ lordi.

Le somme riscattate sono tassate con una aliquota che varia dal 15% al 9% in base al numero di anni di iscrizione a forme di previdenza complementare contro il 26% delle rendite finanziarie. Dal sedicesimo anno di iscrizione la percentuale di tassazione è ridotta ogni anno dello 0,30%, fino ad un minimo del 9%. Nel nostro caso, il reddito netto diventerebbe 9.285€ annui.

Per ottenere lo stesso reddito netto investendo in strumenti finanziari, dovremmo maturare rendite annue di 12.500€. Il 20% in più circa.

Questo divario crescerebbe ancora di più se il reddito fosse più alto. Al crescere della RAL, cresce anche il vantaggio fiscale derivante dalla deduzione dei contributi fino al 43% di quanto versato.

Concludendo, i vantaggi fiscali e i contributi a cui possiamo accedere grazie alle varie agevolazioni previste, rendono l’investimento in fondi pensione complementare il primo investimento per chi inizia a lavorare. Aggiungerei, oltre ai vantaggi economici, la possibilità di accedere ad un pensionamento anticipato fino a 10 prima utilizzando la possibilità di una Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (RITA) che erode in parte il capitale accantonato nel fondo pensione. Una bella opportunità, considerando che ad oggi la pensione sembra così lontana e quasi irraggiungibile.

Una volta che abbiamo cominciato a costruire la nostra pensione, allora possiamo guardare verso altre fonti di investimento finanziario.

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