Perchè il cittadino medio paga più tasse del ricco e come difendersi

Tutti vogliono pagare meno tasse, ma non sanno come.

Recentemente è balzato agli onori delle cronache la notizia che Trump abbia pagato solo 750$ di imposte sul reddito nei primi due anni. Sembrerebbe, inoltre, che per almeno 10 degli ultimi 15 anni non abbia pagato alcuna tassa. 

Qual è il segreto di Trump? Non sembra per certo che conduca uno stile di vita di un senza tetto. 

L’inchiesta del New York Times ha rilevato come nel corso degli anni abbia considerato gran parte delle sue spese personali come spese a carico delle sue aziende, riducendo così l’imponibile.

Ovviamente il caso di Trump è estremo, ma comunque possiamo prendere una lezione.

L’impiegato guadagna, viene tassato e vive con quello che gli rimane.

Un’impresa, invece, guadagna, spende e viene tassato quello rimane. Un ricco ha quindi più strumenti, legali, per abbattere il proprio imponibile o, comunque, supportare parte delle proprie spese con le entrate dell’azienda.

Certo, le spese dovrebbero essere correlate all’attività lavorativa, ma, come ho scritto in un altro post, anche un lavoratore dipendente ha spese correlate all’attività lavorativa: vestiti, spese di viaggio, acconciatura… 

Tutte queste spese non potranno essere scaricate ed eroderanno il proprio stipendio mensile.

Se invece di guardare con rassegnazione l’imprenditore scaricarsi l’ultimo modello di SUV, proviamo ad imparare se ci sono modi per risparmiare legalmente tasse anche per noi dipendenti.

Ridurre le tasse tramite la detrazione.

il primo modo per poter recuperare parte delle tasse versate è portare in detrazione alcune spese sostenute. 

Non c’è bisogno di questo articolo per sapere che lo stato permette di recuperare una percentuale di alcune spese come per esempio le spese mediche.

Ma conosciamo tutte le spese per cui possiamo godere di questo diritto?

Senza essere dei fiscalisti, ogni anno sul sito dell’agenzia delle entrate è possibile consultare quali spese possono essere detratte e in che percentuale.

Tra le varie voci detraibili, oltre a quelle mediche, troviamo anche le spese sostenute per donazioni o per abbonamenti per le attività sportive dei nostri figli o per abbonamenti al trasporto pubblico.

Spese per cui spetta la detrazione delle tasse al 19%
Spese detraibili al 19% – Guida alla compilazione della dichiarazione – Agenzia delle entrate
Spese per cui spetta la detrazione delle tasse per più del 19%
Altre spese detraibiliGuida alla compilazione della dichiarazione – Agenzia delle entrate

Ridurre le tasse tramite la deduzione

Secondo modo più interessante riguarda le spese che possono essere portate in deduzione. Dedurre alcune spese ci fa ridurre l’imponibile fiscale ovvero la quota di reddito su cui si calcolano le tasse dovute allo stato. In questo caso, il vantaggio fiscale è pari all’aliquota massima del proprio scaglione di riferimento. Ovvero si può accedere ad uno “sconto” sulle tasse che va dal 23% al 43% della spesa deducibile.  

Le più importanti sono:

  • Contributi previdenziali e assistenziali;
  • Assegno periodico corrisposto al coniuge;
  • Contributi per gli addetti ai servizi domestici e familiari;
  • Contributi ed erogazioni a favore di istituzioni religiose;
  • Spese mediche e di assistenza specifica per le persone con disabilità;
  • Contributi versati ai fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale.

Per chi è interessato ad investire i propri risparmi sulle deduzioni c’è un’opportunità interessantissima. I versamenti al fondo pensione complementare  possono essere dedotti fino a 5.164,57 euro all’anno. 

Questo significa che, indipendentemente dall’andamento dei mercati, i soldi versati in questi fondi ci renderanno, nella peggiore dell’ipotesi, almeno il 23% annuo sotto forma di tasse che non andremo a pagare. Maggiore sarà il nostro reddito, maggiore sarà il nostro guadagno, fino al 43%.

Scaglioni IRPEF
Scaglioni IRPEF

I vantaggi della previdenza complementare

Un ulteriore vantaggio da non trascurare è il regime di tassazione della pensione integrativa. 

Le somme riscattate sono tassate con una aliquota che varia dal 15% al 9% in base al numero di anni di iscrizione a forme di previdenza complementare. Dal sedicesimo anno di iscrizione la percentuale di tassazione è ridotta ogni anno dello 0,30%, fino ad un minimo del 9%.

Certamente il vantaggio fiscale è immediato, però l’accesso ai soldi investiti è a lungo termine. La scelta di utilizzare questo vantaggio va fatto in relazione al proprio orizzonte temporale. Anche se è possibile riscattare parzialmente  i soldi investiti in fondi pensione  anche prima dell’effettivo pensionamento. 

Personalmente ho preferito massimizzare la quota di adesione al fondo pensione complementare prima di dedicare i restanti risparmi in investimenti indipendenti.

Il ragionamento che mi ha portato a fare questa scelta è che difficilmente, per quanto bravo possa mai essere, potrò mai replicare rendimenti su investimenti in azioni superiori al 20% ogni anno. 

Neanche i migliori investitori nella storia, tra tutti Warren Buffet e Peter Lynch, ci sono riusciti anno dopo anno. 

Infine chiudo con un consiglio più che un vero e proprio metodo su cui possiamo influire.

In fase di contrattazione o valutazione di un’offerta di lavoro, insieme al reddito lordo offerto, tenere sempre conto degli eventuali benefit associati. Auto, assistenza medica complementare, incentivi di produttività hanno una tassazione diversa, se non nulla. Quindi, anche se il valore lordo di questi benefit può sembrare basso, quando si va a tradurre in beneficio netto, può riservarci sorprese positive. 

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