La lezione di GameStop e i milionari con Amazon e Tesla

La storia di GameStop (GME) è stata sulla bocca di tutti recentemente tanto da trovare spazio anche sui giornali che normalmente non si occupano di finanza e investimenti. 

GameStop è una catena di negozi fisici dedicata alla vendita di videogiochi e console. Il suo modello di business è andato in crisi quando questo mercato si è spostato online dove sempre più giocatori scaricano le versioni digitali dei loro giochi preferiti a scapito delle copie fisiche.

Solo nel 2019, GameStop ha perso circa mezzo miliardo di dollari. Anche il valore delle azioni hanno seguito lo stesso destino andando a toccare, anche prima della pandemia, i minimi di sempre. 

Il declino di Gamestop dai massimi fino ai primi mesi del 2020
Andamento Azioni GameStop (GME) – Dal 2015 a inizio 2020
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La tassazione sugli investimenti: guida completa

Quando guadagniamo dai nostri investimenti generiamo due tipologie di redditi.

I redditi da capitale e i redditi diversi. Queste due tipologie sono disciplinate dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR). In realtà, la normativa non dà una definizione formale per distinguere le due casistiche, ma si limita ad elencare le varie casistiche e le riporta in una o un’altra categoria.

Per quanto tale elenco comprende casistiche molto eterogenee tra loro, proviamo a cimentarci nel dare comunque una definizione:

  • Redditi di Capitale sono i proventi derivanti da una rendita finanziaria o da attività di finanziamento. Quali cedole, interessi , etc. Normalmente hanno una data di maturazione e un valore certo.
  • Redditi diversi sono legati alla compravendita di attività finanziarie e possono generare plusvalenze o minusvalenza in base alla differenza del valore di acquisto e di vendita. Va da sé che questa tipologia ha un valore incerto e non prevedibile. 
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Mercati finanziari: sintesi del 2020 e scenari futuri

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L’anno che è appena trascorso, oltre ad essere stato ricco di emozioni, ha cambiato radicalmente le nostre abitudini e ha condizionato pesantemente le nostre vite.

In questo anno in cui la maggior parte di noi è stata costretta a casa o ha ridotto volontariamente le occasioni per uscire, anche il quadro economico è cambiato profondamente.

Le economie dei principali paesi sono entrate in forte recessione. I governi sono intervenuti immettendo liquidità aiutate dalle banche centrali che hanno sostenuto il finanziamento del nuovo debito. 

Variazione PIL
Fonte FMI – Sole 24 ore
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Quanto serve per Vivere di rendita.

Quanti soldi servono per vivere di rendita con i propri investimenti? 

Tutti prima o poi si trovano a porsi questa domanda, specialmente quando iniziamo ad investire i nostri risparmi.

Da quando ho scoperto l’esistenza del movimento FIRE (Financial Independence Retire Early) sono stato affascinato dalla loro filosofia di vita e dal concetto di poter vivere di rendita.

Il modello FIRE può essere riassunto semplicemente in questi pochi passi.

Tieni sotto controllo le spese, risparmia e investi quello che hai messo da parte.

Tutto qua, segui questo mantra fino a che gli investimenti coprono le spese giornaliere e si raggiunge l’Indipendenza Finanziaria.

Questo stato di libertà finanziaria ci permette di perseguire eventualmente quel progetto che ci piace, ma  senza necessariamente preoccuparci di quanto sia il ritorno economico.

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Investimenti efficienti pt. 2: Tasse, spread e commissioni

Nel precedente articolo ci siamo concentrati ad analizzare i costi di un fondo e come questi siano fondamentali nella scelta di un investimento.

Tuttavia, oltre al costo intrinseco legato al prodotto in sé, ci sono tutta una serie di costi esterni all’investimento scelto che hanno un impatto, talvolta anche importante, sulle performance future. 

Se per valutare il TER e altre spese legate ad uno specifico ETF o fondo basta leggere con attenzione i prospetti informativi, i costi esterni non sono così immediati.

Questi costi dipendono principalmente dal broker scelto e dal domicilio fiscale dei prodotti presi in considerazione e possiamo riassumerli in tre categorie.

  • Commissioni del brokers.
  • Spread Ask \ Bid.
  • Tasse.
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Investimenti efficienti: I costi di un fondo

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Quando siamo alla ricerca di un investimento, normalmente valutiamo la scelta in base ai rendimenti storici o quelli promessi nel futuro.

Un secondo parametro, che spesso trascuriamo, sono i costi di gestione di un fondo e le varie commissioni a cui i nostri investimenti possono essere soggetti.

Come già ci è capitato di scrivere, sia i fondi comuni che gli ETF fanno pagare agli investitori costi e commissioni di vario genere derivanti dalle gestioni dei fondi stessi.

Questi costi vengono sintetizzati in un indice unico omnicomprensivo: il TER (Total Expense Ratio)

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Perché investire in un fondo pensione

In un precedente articolo ho già raccontato come, dagli anni 70 ad oggi, il sistema pensionistico Italiano sia profondamente cambiato.

Dal passaggio al sistema contributivo, ovvero in proporzione ai contributi versati, le retribuzioni pensionistiche attese si prospettano più basse, e di molto, rispetto quelle percepite dalle generazioni precedenti. 

In questo articolo non voglio soffermarmi sul perché è opportuno cominciare a crearsi una pensione alternativa, ma su come investire in un fondo di pensione complementare possa essere un investimento a lungo termine vantaggioso anche paragonato ad altre fonti di investimento.

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Come scegliere un ETF

Che cosa sono gli ETF

Nel post precedente abbiamo parlato di cosa sono i fondi di investimento e i vantaggi di investire in essi.

Alla fine dell’articolo ho parlato della mia preferenza nell’investire in ETF anzichè nei normali fondi di investimento.

Gli ETF si distinguono dai fondi principalmente dal modo di gestione che è di tipo “passivo”.  Invece di esserci un gestore alle spalle che sceglie su cosa e quanto investire, l’allocazione degli investimenti cerca di replicare il più fedelmente possibile un benchmark di riferimento.

Questo strumento si presta benissimo anche per l’utilizzo da parte di un piccolo risparmiatore.

Un ETF si compra e si vende come un’azione sul mercato. Di conseguenza si può prendere posizione su di un intero indice azionario o sul mercato obbligazionario attraverso l’acquisto anche di una sola azione. Senza commissioni di ingresso o di uscita, come per la maggior parte dei fondi, ma solo pagando le eventuali commissioni di intermediazioni previste dal broker utilizzato. Con un solo click si ottiene una diversificazione 

Dato che gli ETF non hanno alle spalle elaborate analisi, studi di bilanci etc per selezionare i titoli su cui investire, le commissioni annuali, il Total Expense Ratio (TER), sono piuttosto basse. 

Riassumendo, con gli ETF si riesce ad ottenere un portafoglio differenziato, con costi contenuti e anche investendo cifre modeste. 

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Investire in un fondo comune o in un ETF?

Come abbiamo trattato in un altro articolo, il ritorno dei nostri investimenti è proporzionale allo sforzo, alla competenza e allo studio che dedichiamo ad essi.

Per provare a battere il mercato, dobbiamo ricercare quelle aziende o settori fortemente sottostimati per poi rivenderli quando il mercato è disposto ad offrirci un prezzo ben superiore al loro reale valore.

Per quanto appagante possa essere trovare una perla nascosta tra le miriadi di aziende quotate, la ricerca è complessa e richiede molta energia.

Il cittadino medio che guarda ai mercati per difendere il proprio capitale, non ha il tempo, e talvolta nemmeno la competenza, da dedicare allo studio dei bilanci e delle aziende presenti sul mercato.

Una soluzione potrebbe essere affidarsi a dei fondi di investimento.

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Il movimento FIRE, la pensione e i giovani

La pensione: dagli anni 70 ad oggi

C’era un tempo non molto lontano, in cui, a fianco alla pensione di vecchiaia, ovvero per limite di età, c’era la possibilità della pensione di anzianità. 

In questo ultimo caso, ci si poteva ritirare una volta raggiunto un certo numero di anni di contributi lavorativi. In effetti in passato ci sono state persone che hanno approfittato dell’opportunità di andarsene in pensione una volta maturati i 20 anni di contributi. 

Oltrettutto, fino al 1995, vigeva il regime “retributivo”. La pensione veniva stabilità in base alla media degli ultimi stipendi ricevuti, indipendentemente dai contributi versati. La logica dietro una scelta del genere risiede nel volere dare una continuità con lo stipendio percepito anche dopo la fine della carriera lavorativa. 

Tuttavia, come spesso accade in Italia, questo principio per garantire la sicurezza finanziaria è stato portato all’esasperazione creando un profondo squilibrio nei conti dello stato tra pensioni erogate e contributi versati.

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